Il gioco comincia ad esser chiaro. Tu taci, cerchi di ascoltare la tua pancia e leggi.

Io che tacer non posso in ragione delle evoluzioni delle mie viscere, che ad ogni mossa sembrano un lanciar di rune per interpretar il mio destino, scrivo perchè sono fatta per  comunicare le mie emozioni.

Dato che non hai intenzione di spiegare il tuo silenzio, di farmi capire dove ho sbagliato, mi è venuta voglia, dopo una serata con cervelli notevoli ad alimentar lo spirito con cibi perfetti ed ottimo vino, di immaginarmi una punizione per te. Ma poi mi ritrovo anche a pensare di baciarti, toccarti, sfiorarti. Di sentire le tue mani che mi stringono con forza. Sentirti dentro di me.

Chissenefrega delle punizioni, ho voglia di te. Del tuo cervello, che mi stai negando. E forse proprio da questa negazione imposta, dopo un paio di giorni di incazzatura, cresce forte il desiderio. Desidero Pietro, ho voglia di parlare con Pietro, vorrei le mani di Pietro su di me.

Sei contento adesso? Non lo credo affatto. Presumo che il tuo distacco sia la conseguenza di una giornata, per me assolutamente piacevole, ma che per te non è stata altrettanto. 

Sono sempre stata onesta con te e anche dentro questa prigione virtuale in cui mi hai costretto non smetterò di parlarti delle mie emozioni, di quello che provo davvero. 

Ci sarà di certo un termine, non amo parlare da sola. Intanto questo spazio, grazie al tuo silenzio, ora è territorio mio. 

 

Elena

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