Entro in sciopero
31 Luglio, 2008
Dopo aver riletto il dispaccio, dettato ieri sera dalla mia pancia, oggi il mio cervello non ha intenzione di sentirle le emozioni. Tutta sta situazione diventa pesante per la mia autostima.
E quindi, il cervello sciopera.
Non ho voglia di passare un giorno pesante come il mio compleanno a pensare perchè un uomo che stimo non vuole avere contatti con me. Le risposte che potrei darmi sono tutte negative.
E poi sono stufa di parlar da sola: quello lo fanno solo i matti o i fessi.
Il cervello di Elena
Cosa ti farei – dispaccio dalla mia pancia
31 Luglio, 2008
Il gioco comincia ad esser chiaro. Tu taci, cerchi di ascoltare la tua pancia e leggi.
Io che tacer non posso in ragione delle evoluzioni delle mie viscere, che ad ogni mossa sembrano un lanciar di rune per interpretar il mio destino, scrivo perchè sono fatta per comunicare le mie emozioni.
Dato che non hai intenzione di spiegare il tuo silenzio, di farmi capire dove ho sbagliato, mi è venuta voglia, dopo una serata con cervelli notevoli ad alimentar lo spirito con cibi perfetti ed ottimo vino, di immaginarmi una punizione per te. Ma poi mi ritrovo anche a pensare di baciarti, toccarti, sfiorarti. Di sentire le tue mani che mi stringono con forza. Sentirti dentro di me.
Chissenefrega delle punizioni, ho voglia di te. Del tuo cervello, che mi stai negando. E forse proprio da questa negazione imposta, dopo un paio di giorni di incazzatura, cresce forte il desiderio. Desidero Pietro, ho voglia di parlare con Pietro, vorrei le mani di Pietro su di me.
Sei contento adesso? Non lo credo affatto. Presumo che il tuo distacco sia la conseguenza di una giornata, per me assolutamente piacevole, ma che per te non è stata altrettanto.
Sono sempre stata onesta con te e anche dentro questa prigione virtuale in cui mi hai costretto non smetterò di parlarti delle mie emozioni, di quello che provo davvero.
Ci sarà di certo un termine, non amo parlare da sola. Intanto questo spazio, grazie al tuo silenzio, ora è territorio mio.
Elena
Quel lieve senso di incazzatura
30 Luglio, 2008
Ok non mi vuoi parlare, hai staccato la comunicazione. Accetto e infatti scrivo solo qui, a questo punto mi sfogo qui dentro, non avendo la consuetudine di infastidire il prossimo con telefonate, che non posso fare, messaggini ( idem) e neanche email, visto che non me la sento.
Non riesco a capire perchè un rapporto a mio avviso stupendo, perchè ricco di tante cose, sia stato interrotto in questa maniera senza neanche tener conto di quel che avrei potuto dire io, di come mi sarei sentita o avrei reagito.
Mi manchi, Pietro, non ho paura a dirlo, anche se non so assolutamente dare un significato in questo momento al nostro essere amici, come noi lo siamo.
Non voglio niente da te di più di quel che ho avuto finora.
Non voglio interrompere la comunicazione.
Se con i miei post a volte posso aver dato l’impressione di provare sentimenti diversi, me ne scuso
Ma non intendo scusarmi di esistere, di aver aperto una breccia dentro di te, di aver lasciato (spero) un piccolo segno.
E preferirei un addio che ha il sapore di uno schiaffo in faccia, piuttosto di finte pause di riflessione.
Se nello scoprimi come sono nella realtà, hai trovato un numero tale di difetti che ti rende impossibile anche solo il pensiero di aver ancora contatti con me, insomma preferisco saperlo.
invece di star qui a sbirciare il pc sperando in una tua riapparizione.
Perchè, ripeto, mi manchi.
Anche se non so il perchè.
Elena
Silenzio
30 Luglio, 2008
(senza parole)
Io ci sono
29 Luglio, 2008
La tristezza mi ha bloccato la pancia, che di solito mi dice cosa è giusto o meno fare.
Stavolta tace, non sa come interpretarti, Pietro.
Ancora una volta mi torna in bocca il cattivo sapore della mia inadeguatezza; la sensazione di non essere voluta.
Aspetterò indicazioni dalle mie viscere
Elena triste
La colpa
28 Luglio, 2008
Non eri tu che davanti alle mie paure hai prima reagito, tentando di fuggire, e poi ti sei armato di una decisione che ha finito con il coinvolgere anche me?
Comprendo tutto, mi adeguo e sparisco ma non accetto il silenzio, non era quello che tu volevi per noi due. Non era quello che io volevo e voglio.
Non sono d’accordo con il chiudere i nostri pensieri dentro questo blog, che doveva essere anzitutto un gioco, un coccolificio per due persone che si stimano e si cercano.
Meglio usare il passato?
Per cortesia, vorrei almeno sapere se qualcosa di me o qualcosa che ho detto o fatto sia stato la causa di questo distacco, assolutamente da me non voluto.
Io ci sono anche se mi chiudo nel silenzio stupito di chi ha fatto qualcosa di bello ed ora pensa di aver fatto solo del male. A questo punto chi si sente in colpa sono io.
E le mie emozioni diventano solo feccia.
Elena
Sciogliere la pancia
28 Luglio, 2008
Ci sono come le viscere del mio corpo a cui spesso faccio finta di chiedere l’umore, ma è spesso solo l’ennesima costruzione celebrale.
Ci sono, pieno di quanto è accaduto ma con la paura dentro, inutile far finta di nulla. Paura e colpa si contorcono nelle budella, mi tolgono il respiro. Non voglio più di quello che ho quotidianamente da te mia piccola Elena ma già questo spesso mi secca la gola.
Ci sono, ci sarò anche domani, ma qui dentro per lo più, mi manca il respiro per l’interattività, ho bisogno di sentire e far respirare la pancia.
Percorriamoci le viscere.
In solitaria
28 Luglio, 2008
Procedo in solitaria. Questo coccolificio virtuale alla fine servirà solo a me? Chi lo sa, l’importante non è la meta ma il viaggio, il percorso interiore e il rapporto con l’altro, la capacità di dare senza stare a guardare quel che si ottiene e ancora, un affetto che si alimenta di libertà e non di costrizione. Al momento sento una assenza di comunicazione non solo intellettuale ma di pancia, cervello e cuore.
Che dire? Spero comunque si possa sempre rimediare ai difetti di comunicazione. Il segnale radio è netto e se al momento risulta muto mica vuol dire che non ci sia un interlocutore. Lo scoprirsi è sempre pericoloso, ma chi lo dice che l’effetto sia per forza negativo?
Elena
Il mio mondo dal divano
25 Luglio, 2008
Oggi ho davvero voglia di scrivere, non so ancora bene di cosa.Ma ne sento quasi un bisogno fisico. E allora guardo al mio mondo. Sono sul divano, nella casa che ho sognato di comperare per anni e che pagherò per chissà quanto tempo. Ho un bel lavoro, che ho cercato a lungo e per il quale ho sudato, pianto e pure pagato. Ma continuo a sentirmi precaria, in tutto quello che faccio.
Anche se oggi un posto di lavoro sicuro ce l’ho, la mia vita resta sempre sospesa. Non riesco a vivere con tranquillità il domani e per evitare di ricadere nell’ansia, devo concentrarmi esclusivamente sull’oggi, guardando il meno possibile a ieri.
Per sopravvivere dovrebbe bastare poco, per vivere ci vuole invece una alta dose di incoscienza. E se sopravvivere non basta, vivere allora è una ricerca necessaria.
E costante.
Prima condizione, il cambiamento. Cerchiamo in ogni modo una sicurezza, lavorativa, sentimentale, economica, che però quando raggiungiamo non ci basta per definirci felici. Perchè solo nella capacità di saper cambiare, di evolverci raggiungiamo la nostra massima soddisfazione.
Seconda condizione, il governo dei sentimenti. Amare è anche in questo caso una ricerca continua. Amare sè stessi per amare gli altri. E ancora, amare gli altri come amiamo noi stessi. Saper accogliere ma anche saper lasciar andare, sono comportamenti necessari per consentire all’amore di esprimersi nell’unico modo che gli è congeniale, ovvero la libertà.
Terza condizione, l’evoluzione. Conoscersi e conoscere, saper guardare oltre. Essere costantemente curiosi del mondo che ci circonda. Osservare l’effetto di un raggio di luce consente di capire molto, quasi quanto una giornata immersi nella lettura di un buon libro.
Per vivere e non sopravvivere, le prime tre regole sono queste. E sto cercando di metterle in pratica ogni giorno, per scacciare il fastidioso sapore della mia precarietà in questa vita, su questo divano.
Elena
Passione
24 Luglio, 2008
Scrivo i miei pensieri, a caldo. Forse perchè così spero di trattenerli il più a lungo possibile. Vederti all’improvviso davanti a me, con i tuoi occhiali scuri a celare quegli occhi ridenti ed intelligenti che ho imparato ad apprezzare, è stato come finire sotto una cascata.
Ci devi stare, per assorbirne tutta la potenza. Se ti sottrai, non godi.
E quel primo bacio, figlio dell’attesa, aveva un sapore dolcissimo, di un incontro cercato. Di due persone che in parte già si conoscono. L’ansia poi è sparita, lasciando il posto ad una insolita tranquillità, preludio di un piacere che c’è stato stavolta per davvero. Adesso tutto quello che voglio, dopo averti visto partire, è mantenere quel che abbiamo creato. Sarà per me un impegno, di quelli piacevoli. Proseguire sul filo della passione un rapporto tutt’altro che normale ma assolutamente non anormale, perchè è solo dall’incontro di due cervelli e due pance che nascono grandi cose.
Mi chiedo Pietro, tu invece come l’hai vissuta questa esperienza di poche ore così intensa ed attesa nella sua inattendibilità.
Pensa con la pancia…….
Elena